Geologia, Rischi

Il primo registratore geologico della storia: Il Serapeo di Pozzuoli – Fotogallery Conosceregeologia

Sulle colonne del Serapeo di Pozzuoli sono presenti le tracce lasciate dai molluschi marini nel corso dei secoli, indicatori delle variazioni del livello del mare nel corso del tempo.

Ma qual’è la causa di questo fenomeno?

Guarda la nostra fotogallery.

Probabilmente i progettisti ed i costruttori del Tempio di Serapide nell’antico ‘Macellum’ Romano di Pozzuoli (NA) mai avrebbero potuto prevederne non solo la longevità ma anche la sua utilità scientifica, dopo due millenni dalla sua edificazione.

Foto 1 – Serapeo

 

Infatti si tratta, al di là del suo valore artistico ed architettonico, del primo “registratore” degli eventi temporali geologici costruito dall’uomo.

Sulle sue colonne sono presenti le tracce lasciate dai molluschi marini nel corso dei secoli e quindi delle variazioni del livello del mare nel corso del tempo.

Foto n. 2 – tracce di litodomi sulle colonne marmoree

 

Le “testine di registrazione” sono, in condizioni di sommersione, le colonne del Tempio di Serapide che fino al 1983 si trovavano parzialmente immerse dal mare ed oggi si ritrovano al di sopra del livello del mare.

Le tre colonne marmoree più alte mostrano fori di litodomi fino ad un’altezza di 6,30 m dal selciato dell’edificio, livello che attesta la massima sommersione bradisismica subita dai Campi Flegrei in epoca medievale.

Foto n. 3 – Le tre colonne più alte del Serapeo

 

Il cosiddetto Serapeo, un mercato di epoca romana (l’antico Macellum), inizialmente considerato tempio dedicato a Serapide, era stato edificato in epoca Imperiale per servire l’antica Baia, luogo di vacanza e di affari della alta borghesia dell’Antica Roma, è oggi situato in un’area archeologica nel porto di Pozzuoli (NA).

Le variazioni del livello del mare in quest’area, ovvero le sommersioni e riemersioni del Serapeo costituiscono la testimonianza storica del bradisisma dell’area flegrea, ovvero del lento movimento, sollevamento ed abbassamento, che si verifica grazie alla specifica condizione geologica della caldera vulcanica su cui giace Pozzuoli.

Fino al IV d.C. il Serapeo era stato utilizzato per lo scopo per il quale era stato costruito ma, per una crudele concomitanza il declino dell’Impero Romano ha coinciso con la sommersione lenta ma inesorabile dell’antica Baia; mentre il Ninfeo è rimasto sommerso (attualmente si trova ad una profondità di circa 7 metri sul fondo del mare), il Serapeo ha subito nel corso dei secoli vari episodi di riemersione.

Per questo motivo lo si può ammirare nell’area del porto di Pozzuoli, sulla terraferma.

Foto n. 4 – panoramica del Serapeo

 

L’acqua presente attualmente nel tempio di Serapide è dovuta alla presenza di una sorgente termale, nonché alle precipitazioni meteoriche.

Nel periodo di massimo abbassamento – risalente probabilmente al medioevo – il livello del suolo era tra i 7 e i 10 m più basso rispetto all’epoca di costruzione del Serapeo nel I sec. d.C.. Nel 1500 un’importante crisi di sollevamento determinò un innalzamento complessivo dell’area di circa 7 m e precedette l’eruzione del Monte Nuovo, avvenuta nel 1538.

Dopo l’eruzione iniziò invece un periodo di lenta subsidenza.

Più di recente, negli anni 1969-72 si registrò un sollevamento del suolo di circa 1,70 m, al quale seguì una lenta subsidenza fino al 1982. Nel periodo 1982-84, si ebbe un sollevamento di circa del suolo di 1,80m accompagnato da circa 10.000 terremoti, il maggiore dei quali avvenne il 4 ottobre 1983 e fu di magnitudo 4.2. Durante queste crisi una parte della popolazione di Pozzuoli venne evacuata per il rischio di crolli provocati dalla forte attività sismica.

La fase sismica era percepita non solo a Pozzuoli, nell’area flegrea, ma anche, distintamente, nella limitrofa collina di Posillipo ed al centro di Napoli, per esempio nelle aule della Università Federico II. Dal 1985 il suolo ha ripreso mediamente ad abbassarsi, anche se con periodi di sollevamento più brevi e di minore entità.

Sono davvero innumerevoli gli studi e le ricerche eseguite e in atto per stabilire con certezza cause e pericolosità del bradisisma flegreo che nel tempo ha avuto crisi parossistiche con sollevamenti notevoli del suolo.

E’ opinione del mondo scientifico che le cause del fenomeno risiedano in variazioni del sistema vulcanico. L’aumento di temperatura e di pressione nelle rocce del sottosuolo determinano infatti il sollevamento dell’area secondo una geometria a “cupola” centrata sulla città di Pozzuoli.
Negli anni ’80 dello scorso secolo il compianto prof. Alessandro Oliveri del Castillo, docente di Fisica Terrestre alla Università Federico II di Napoli, ipotizzò, supportato anche dallo studio delle anomalie gravietiche dell’area (anomalie di Bouger) che la causa del bradisisma fosse l’innesco di celle convettive dell’acqua che imbeve la conca di piroclastiti al di sopra della camera magmatica presente in profondità. Il fenomeno si verificherebbe quindi a causa della elevata porosità e fessurazione della roccia che consente la circolazione dell’acqua trasformatasi in vapore per il magma in risalita.

Foto n. 5 – Disegno prof. Oliveri

 

Più recentemente studi e nuove tecnologie disponibili hanno consentito di ipotizzare che la causa principale del bradisisma sia da attribuire alla degassazione delle rocce costituenti la camera magmatica; vedasi a questo proposito l’articolo di ConoscereGeologia.it del 18/07/2016, con la nostra intervista al vulcanologo dr. De Natale.

Foto n. 6 – Dr. Giuseppe De Natale

 

Ad ogni buon fine qualunque sia la causa del bradisisma, le attuali conoscenze indicano che il fenomeno non è affatto in estinzione ma che è concentrato all’area flegrea, tendendo ad escludere l’area metropolitana di Napoli; ciò, se da un lato conforta, dall’altro consente di tenere alta l’attenzione sulla variazione dell’equilibrio geofisico del vulcano flegreo.

Foto n. 7 – Foto aerea della caldera flegrea, con la sezione derivata dai sondaggi in loco

 

In questo modo il mondo scientifico, di concerto con la Protezione Civile, può aggiornare il Piano di emergenza predisposto ad hoc ed informare in tempo reale la popolazione residente e l’intera comunità, per una loro rapida ed efficace evacuazione e messa in sicurezza.

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