Geologia e dintorni

La geologia e lo sbarco sulla Luna

Lo sbarco sulla Luna di 50 anni fa ha permesso per la prima volta, a geologi, petrografi e geofisici, di poter avere a disposizione campioni di rocce al fine di poter formulare teorie basate su dati certi per ipotizzare sia l’origine della Luna, che la sua composizione ed eventualmente la sua stratificazione interna.

Ieri, 20 Luglio 2019, abbiamo ricordato il 50° anniversario dello sbarco di un uomo sulla Luna. Quell’estate di cinquanta anni fa gli occhi di buona parte dell’umanità erano puntati verso… gli schermi televisivi che trasmettevano, in bianco e nero (in Italia) le immagini provenienti dal Mare della Tranquillità, sulla Luna.

Un oceano di informazioni ci pervennero in quei lontani giorni, grazie alle accattivanti e competenti voci di Tito Stagno e di Piero Angela, giornalisti Rai, e di Ruggero Orlando, inviato Rai negli stati Uniti.

Al di là della valenza tecnologica dell’impresa portata a termine da Neil Armstrong, Edwin Aldrin e Michael Collins, pionieri della esplorazione lunare, ciò che più di ogni altra cosa vale l’impresa compiuta è stata dal punto di vista geologico, la possibilità di studiare, analizzare e – soprattutto – portare sulla Terra dei campioni di rocce lunari.

Questo ha permesso quindi, e per la prima volta, a geologi, petrografi e geofisici di poter avere a disposizione dei veri reperti lunari e non immagini ottenute con sonde o telescopi; quindi di poter formulare teorie basate su dati certi per ipotizzare sia l’origine della Luna, sia la sua composizione ed eventualmente la sua stratificazione interna.

Cinquanta anni di studi dei circa 380 kg di campioni di rocce lunari raccolti dagli astronauti della NASA e degli altrettanti campioni ottenuti dalle sonde sovietiche e cinesi hanno consentito ai geologi di avere un eccellente materiale di studio, altrimenti impossibile da reperire.

Harrison Schmitt geologo planetario e astronauta della NASA (da https://images.nasa.gov/details-as17-145-22157.html)

È grazie a questi studi che si è potuta stabilire l’età e la composizione delle rocce lunari: mediamente queste sono più antiche delle rocce sulla Terra. Si è stabilito che la loro età va dai 3,16 miliardi di anni per i campioni basaltici provenienti dai mari lunari, ai 4,5 miliardi di anni per quelle dei continenti; al contrario le rocce più antiche sulla Terra risalgono a 3,8 miliardi di anni fa.

L’astronauta Harrison Schmitt raccoglie campioni lunari durante l’EVA (da https://images.nasa.gov/details-as17-134-20425.html)

I campioni di roccia lunare studiata sono stati suddivisi in due categorie, a seconda del luogo ove sono state raccolte, ovvero nei cosiddetti “mari” o nelle aree “continentali”. Le prime sono di tipo basaltico, mentre le seconde sono di tipo plutonico mafico. Presenti anche brecce regolitiche.

Vista del masso trovato alla stazione 6 dagli astronauti dell’Apollo 16 (da https://images.nasa.gov/details-as17-140-21438.html)

Naturalmente non è in questa sede che si vuole/deve approfondire un simile argomento ma la presente nota vuol riportare l’attenzione al notevolissimo progresso indotto nello studio delle Scienze Geologiche con la opportunità offerta dalla presenza “in vivo” di rocce lunari.

Tabella 1 – comuni minerali lunari

 

Infatti lo studio dei meteoriti presenti sul suolo e nel sottosuolo terrestre offre altre opportunità ma la provenienza di queste rocce aliene può essere oggetto di speculazione non dando esse la certezza su quale Corpo Celeste si siano formate.

In conclusione, per i geologi il “piccolo passo per l’uomo” e il “Grande passo per l’Umanità” sono consistiti soprattutto nell’avere l’opportunità di studiare rocce extraterrestri per formulare teorie certe sull’origine della Terra, e, grazie al fondamentale apporto degli astronomi e dei fisici, del Sistema Solare e dell’Universo intero.

FONTE FOTO in evidenza: NASA Image and Video Library (https://images.nasa.gov/details-as17-145-22157.html)