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La falda acquifera della Pianura Veneta

La falda acquifera presente nel sottosuolo: che cos’è, come si forma e come si sviluppa. Un patrimonio idrico da sfruttare e potenziare in futuro, in particolar modo per fronteggiare i periodi di forte stress idrico e siccità

L’intero sistema idrogeologico della Pianura Veneta risulta complesso e dipendente dalla natura geologica dei materiali che compongono la pianura stessa. Parte delle acque meteoriche che s’infiltrano nel sottosuolo, scendono in profondità e una volta incontrato uno strato impermeabile, si accumulano andando a riempire gli interstizi dei materiali che compongono il sottosuolo stesso. Si verranno così a formare degli acquiferi, che costituiscono di fatto enormi serbatoi d’acqua sotterranea, le falde acquifere.

L’eterogeneità dei sedimenti che compongono la Pianura Veneta, in particolar modo dalle aree pedemontane al Mar Adriatico, ha comportato una differenziazione anche dal punto di vista idrogeologico. Possiamo pertanto riconoscere e definire tre diverse zone che rappresentano il sottosuolo della Pianura Veneta:

  •  l’alta pianura  
  •  la media pianura,
  •  la bassa pianura.

L’alta pianura, che si colloca a ridosso della fascia pedemontana, è costituita da terreni di taglia grossolana, soprattutto ghiaie, sedimenti quindi molto permeabili. La falda acquifera che si viene a formare qui sarà “freatica” o “libera” cioè limitata solo alla base da uno strato impermeabile, il “letto” della falda. Lo spessore di questo materasso ghiaioso è relativamente omogeneo e il livello della falda acquifera si può rinvenire a profondità abbondanti, anche dell’ordine di decine di metri dalla superficie.  

La media pianura costituisce il passaggio tra alta e bassa pianura. Qui gli strati ghiaiosi diminuiscono di spessore ed iniziano ad essere intervallati fra loro da strati composti da materiale limoso-argilloso impermeabile. Tale zona è caratteristica, poiché è proprio a causa della comparsa di materiali più impermeabili che la falda acquifera freatica dell’alta pianura è forzata ad emergere in superficie. Si viene così a formare la “fascia delle risorgive” o dei “fontanili”, da cui si originano alcuni fiumi detti di risorgiva, come il Bacchiglione, il Dese o il Sile.

Spostandoci verso la bassa pianura, che si estende nella parte orientale fin verso il mare e verso sud fino al fiume Po, essa è composta da un sottosuolo prettamente limoso e argilloso con qualche intercalazione di livelli sabbiosi. Qui gli strati più permeabili ghiaiosi si rivengono solo a profondità notevoli. Essi ospiteranno pertanto falde che risultano “confinate” dette anche “artesiane”, ovvero, a differenza di quelle “libere” dell’alta pianura, risultano essere delimitate sia alla base che nella parte superiore (letto e tetto della falda) da strati impermeabili. L’acquifero si trova in pressione, quindi in presenza di pozzi (detti pozzi “artesiani”) l’acqua potrà zampillare in superficie. Anche in bassa pianura esiste una falda freatica, poco profonda, ma tuttavia risulta effimera, non particolarmente sviluppata e assai variabile dalle condizioni idrauliche e meteorologiche da zona a zona. Concludendo, dal punto di vista idrogeologico, si passa da un’alta pianura costituita da un sistema acquifero indifferenziato, cioè un’unica falda di tipo freatico e che rappresenta la zona di ricarica di tutto il complesso sistema idrogeologico, a un sistema multifalde, in media e bassa pianura, dove l’alternanza fra strati argillosi (impermeabili) e ghiaiosi (permeabili), formano acquiferi confinati e le falde saranno in pressione, visto che le aree di ricarica sono ad una quota maggiore rispetto a quella degli acquiferi considerati.




Modello idrogeologico della pianura veneta (da: Le acque sotterranee della pianura veneta, ARPAV 2008, di dal Prà 1971

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”Le acque sotterranee della pianura veneta” ARPAV 2008 di dal Prà 1971