Geologia, Rischi

Stromboli e la sua attività eruttiva

L’attività eruttiva dello Stromboli è da secoli motivo di stupore per scienziati e viaggiatori.

 

Lo Stromboli è contraddistinto da millenni da una persistente attività eruttiva, caratterizzata da modeste esplosioni intermittenti, separate da intervalli di tempo che variano da pochi secondi a decine di minuti, che determinano il lancio di bombe e brandelli incandescenti fino a 50 metri d’altezza. Si tratta della cosiddetta attività stromboliana ed ha luogo nella terrazza craterica del vulcano, ubicata a circa 750 metri di quota.

Una classica esplosione che contraddistingue i crateri dello Stromboli, caratterizzata dal lancio di materiale incandescente (bombe, scorie e lapilli) e accompagnata dal'emissione di cenere scura . (foto di Guglielmo Manitta)
Una classica esplosione che contraddistingue i crateri dello Stromboli, caratterizzata dal lancio di materiale incandescente (bombe, scorie e lapilli) e accompagnata dall’emissione di cenere scura . (foto di Guglielmo Manitta)

 

Le sue caratteristiche sono ben note già da secoli . L’illustre naturalista Lazzaro Spallanzani, visitando l’isola nel 1788, la descrive così: “[…] le eruttazioni di Stromboli sono perenni. Questa perennità però non si è continuata, che interrotta non venga da brevi periodiche intermittenze, secondo che scrivono tutti i moderni viaggiatori”[1]. Antonio Stoppani, ancor prima di Mercalli, traccia una moderna definizione, traendo spunto dalla descrizione dello Spallanzani: “I parossismi di un vulcano non sono mai, relativamente, di lunga durata. D’ordinario, appena la lava comincia ad effondersi, si nota un rallentamento nella violenza esplosiva; talvolta il parossismo ripiglia con violenza le due, le tre volte, e ad ogni nuova violenta accensione risponde una nuova ejaculazione di lava. Ma quando sono sedate le prime spasmodiche convulsioni, quando la lava fluisce libera, abbondante, diremo già che il vulcano dalla fase di esplosione o fase pliniana, è passato alla fase di dejezione o fase stromboliana. Si intende che tra le due prime fasi, come in generale tra le fasi di un vulcano, non vi ha un punto sicuro di demarcazione. Noi vorremmo però fissare un po‘ meglio il concetto della seconda fase, pigliandolo in un senso limitato a quel tanto che alla fase di dejezione dà la sua vera importanza. Noi diremo che il vulcano è entrato nella sua seconda fase, soltanto quando, dopo qualche violento parossismo, si mantiene lungamente in una vera attività vulcanica, continuando ad emettere lave, o almeno a farle ribollire nel cratere, mantenendo ad ogni modo in communicazione diretta l’interno coll’esterno del globo. Ciò non avviene sempre. […] Più volte il Vesuvio si acquietò assai prestamente dopo le sue eruzioni, non emettendo più che vapori dal pavimento consolidato dal cratere. Altre volte invece durò lungo tempo in quella fase che si dice stromboliana, perché lo Stromboli vi persiste da tempi preistorici. Eccovi la descrizione che di questo tipico vulcano ci lasciò lo Spallanzani, dalla quale risulterebbe che lo Stromboli si presenta ancor attualmente quale fu descritto da Polibio, Strabone e Plinio”[2].

Sequenza fotografica di un'esplosione dello Stromboli (foto Guglielmo Manitta)
Sequenza fotografica di un’esplosione dello Stromboli (foto di Guglielmo Manitta)

 

La consueta attività stromboliana tuttavia può trasformarsi alle volte in violente fasi parossistiche. Mercalli nel 1907 descrive i parossismi stromboliani così: “Ad intervalli irregolari, in generale di parecchi mesi, lo Stromboli interrompe la sua attività con fasi esplosive molto violente, di solito brevissime e improvvise, e che perciò quelli isolani chiamano scatti del vulcano. Queste esplosioni sono sempre accompagnate da scosse del suolo sensibili in tutta l’isola e da detonazioni fortissime, udite fino a 40 e più chilometri di distanza”[3].

Il parossismo più violento osservato in tempi storici è quello dell’11 settembre 1930, che causò 6 vittime e 22 feriti. Alle ore 9:25 gli abitanti dell’isola videro innalzarsi nel cielo tre colonne eruttive, ripiegate dal vento verso la Sciara del fuoco. Poco dopo, alle 9:52, una fortissima esplosione distrusse i crateri e parte dell’orlo che volge verso la Sciara del fuoco. I grossi massi lanciati ricaddero a Labronzo e sull’abitato di Ginostra, dove sfondarono i tetti delle case. I blocchi incandescenti innescarono vari incendi nella parte alta del vulcano.

Un evento molto simile era già avvenuto nella notte tra il 2 e 3 luglio 1916. I blocchi incandescenti, anche in quel caso, ricaddero su tutta l’isola. Il parossismo fu accompagnato da una colata lavica che scorse lungo la Sciara del Fuoco.

Tra le eruzioni più recenti meritano menzione quelle del 2002-2003 e 2007. La prima ebbe inizio il 28 dicembre 2002 con l’effusione di lava verso la Sciara del Fuoco. Il 30 dicembre due grosse frane hanno innescato un maremoto che produsse ingenti danni lungo il litorale dell’isola. Il 5 aprile 2003 ebbe luogo una violenta eruzione parossistica, contraddistinta da una copiosa ricaduta di materiale incandescente e dal successivo insorgere di incendi lungo i pendii. Dopo questo evento l’eruzione effusiva continuò lungo la Sciara del fuoco fino al mese di luglio del 2003. Qualche anno dopo, il 27 febbraio 2007, inizia una nuova eruzione. Durante questo periodo effusivo, il 15 marzo 2007, ha luogo una forte esplosione simile a quella del 5 aprile 2003, tuttavia causando danni minori.

 

La terrazza craterica dello Stromboli con le sue bocche. (foto di Guglielmo Manitta)
La terrazza craterica dello Stromboli con le sue bocche. (foto di Guglielmo Manitta)

 

Esplosione ai crateri dello Stromboli caratterizzata dal lancio di materiale incandescente e dall'emissione di cenere. Sullo sfondo le imbarcazioni nel tratto di mare prospiciente alla Sciara del Fuoco. (foto di Guglielmo Manitta)
Esplosione ai crateri dello Stromboli caratterizzata dal lancio di materiale incandescente e dall’emissione di cenere. Sullo sfondo le imbarcazioni nel tratto di mare prospiciente alla Sciara del Fuoco. (foto di Guglielmo Manitta)

L’attività del vulcano negli anni ha suscitato interesse nel mondo artistico. Vale il caso di Stromboli (Terra di Dio), film di Roberto Rossellini girato nell’omonima isola dell’arcipelago delle Eolie nel 1949 e uscito nelle sale l’anno successivo, oltre ad essere una fondamentale espressione del cinema neorealista italiano, è inoltre una rara e particolare testimonianza dei fenomeni eruttivi del vulcano. Molte inquadrature, infatti, ritraggono i momenti più significativi dell’eruzione del giugno 1949, con riprese dell’attività esplosiva, che caratterizzò i crateri sommitali, e di quella effusiva che determinò flussi lavici lungo il versante nordovest della Sciara del Fuoco. Queste scene, dunque, assumono un’importanza notevole, soprattutto per il fatto che le manifestazioni eruttive dello Stromboli, fino alla seconda metà del ‘900, erano difficili da fotografare e riprendere per una serie di motivi pratici. La distanza dell’isola dalla Sicilia e dalla Calabria, l’asperità del massiccio vulcanico, che rendeva difficoltoso raggiungere la vetta, e alcuni tratti dei versanti, non favorirono la produzione di prodotti fotografici e visivi.

Lo Stromboli visto da SE (foto di Guglielmo Manitta)
Lo Stromboli visto da SE (foto di Guglielmo Manitta)

 

[1] L. Spallanzani, Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino, tomo I, Milano, dalla Società tipografica de’ classici italiani, 1825, pp. 236-237.

[2] A. Stoppani, Corso di geologia, vol. I, Milano, Bernardoni e Brigola editori, 1871, pp. 332-333.

[3] G. Mercalli, I vulcani attivi della terra, Ulrico Hoepli, 1907, p. 122.

 

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