Rischi, SPECIALE TERREMOTO ITALIA CENTRALE

Da Norcia ad Amatrice: i terremoti storici in Italia centrale

I terremoti avvenuti negli ultimi secoli in Italia centrale dimostrano come in quell’area siano elevati sismicità e rischio sismico

 

I territori recentemente colpiti dalle sequenze sismiche di agosto e ottobre, compresi tra le regioni di Marche, Lazio, Abruzzo e Umbria sono stati interessati nel corso degli ultimi secoli da forti eventi sismici degni di menzione. I terremoti che hanno maggiormente inflitto conseguenze disastrose in queste aree ebbero luogo nel 1639, con epicentro tra Amatrice e Accumoli, e nel 1703 a Norcia. Tuttavia altri eventi tellurici hanno caratterizzato la zona fino ai giorni nostri. Una brevissima descrizione per centro abitato segnala solo gli eventi di massima importanza. Alla fine un quadro riassuntivo mostra gli altri sismi della regione.

 

Accumoli

I dati su eventi sismici di questo luogo sono scarsi, dato che durante il ‘700 i borgo era abitato da circa 40 abitanti[1]. Durante il sisma del 1703 Accumoli subì la perdita di 15 persone. I dati riportati dall’anonimo della Veridica, e distinta relazione[2] riportano 25 vittime ad Amatrice e 15 ad Accumoli[3]: «Accumoli quasi tutto caduto, restandovi morte solo 15; […] L’Amatrice quasi tutta inabilitata, e indebolita, con mortalità di 25 persone, senza però annoverarci quelle, che son perite nelle Ville, e Terre, che sono innumerabili»[4]. Notizie più dettagliate per quanto riguarda il terremoto del 1703 ci sono fornite da Agostino Cappello[5]. La Chiesa di San Francesco, riferisce, fu quasi del tutto abbattuta e successivamente ricostruita dopo due anni dal sisma. Il convento di S. Agostino restò gravemente danneggiato.

 

Amatrice

Descritto da Carlo Tiberi in un’importante relazione pubblicata lo stesso anno[6], il terremoto del 7 ottobre 1639 è il primo importante evento sismico che inflisse gravi danni ad Amatrice e ai centri abitati circostanti. La prima scossa avvertita ebbe luogo durante la notte: «Venerdì a dì sette del corrente mese di ottobre 1639 mentre fuori dal pensiero d’ogni sinistro avvenimento ciascuno nella Città della Matrice, e ne’ luoghi contigui stava riposando, fu sentito alle sette hore di notte in circa un’improvviso scuotere di case, quale apportò non poco timore; ma oltre, che svegliò ciascheduno, lasciò tal paura, che non sapevano appigliarsi ad alcuna risolutione»[7]. Questo primo evento tellurico fu seguito da un secondo dopo circa 15 minuti: «Si fermò, e quietò d’un quarto d’hora; onde restorno sorpresi da stupore, e spavento. Ritornò poi di nuovo con maggior scossa il terremoto, sì che fece risolver molti a salvarsi la vita, come presaghi di futura rovina, essendo in segni chiari, e manifesti»[8]. Un altro intervallo di circa 15 minuti, riferisce Tiberi, divise una terza scossa dalla seconda. La paura e il panico fu amplificato dalla mancanza della luce del giorno. Il crollo degli edifici provocò la risalita di nubi di polvere. Gli abitanti in parte fuggirono verso le campagne, altri si rifugiarono nella Chiesa di S. Domenico. Tiberi, infatti, scrive: «Alcuni fuggirono in campagna, e altri si ricoverarono nella Chiesa di S. Domenico, ove vi è l’esercitio del Santissimo Rosario, quali furono tutti salvi, invocando ciascuno la Beatissima Vergine per mezana ad impetrar gratia appresso Sua Divina Maestà, acciò fossero liberi dal restare nelle voragini, che cagionava il terremoto»[9].

Il palazzo del Barone Alessandro Orsini[10] subì gravi danni. Nonostante ciò non si contarono vittime, dato che la famiglia e la servitù si trovavano nella villa di Santa Iusta, sita nei pressi di Amatrice. La Chiesa del Crocifisso con l’annesso campanile e monastero delle suore fu distrutto.

Gli altri edifici del paese, come il Palazzo del Reggimento, e le chiese subirono gravi danni: «Il Palazzo del reggimento è tutto rovinato, come ancora la maggior parte delle chiese, edifici, e case, con perdita di una quantità di persone, il numero delle quali s’intenderà con più certo avviso, poiché molta gente restò sepolta tra le rovine, e con le pietose strida, e i flebili lamenti, domandando soccorso, movevano a gran pianti, non potendo i padri aiutare i figli, i figli i padri, i fratelli le sorelle, e i mariti le mogli, né un’amico soccorrere all’altro»[11].

Tuttavia, nonostante gli eventi sismici cessarono dopo circa due ore, gli abitanti preferirono restare fuori dalle proprie dimore, alloggiando nelle tende che furono allestite nei campi. Carlo Tiberi descrive dettagliatamente le celebrazioni religiose che furono svolte già nelle prime ore successive al terremoto. Egli, infatti, scrive: «Le donne si graffiavano il volto, si stracciavano i panni, e strappavansi i capelli. La confusione era grandissima spaventandosi l’un l’altro con le voci, e l’esclamazioni; furono però raffrenate per la venuta del giorno, quale apportò non poco conforto a quei miseri, ed infelici. Si moltiplicorno i devoti esercizi, dicendosi, e celebrandosi messe in campagna, facendosi oratione, e esponendosi preghiere a Sua Divina Maestà, parendo appunto esser giunto il fine del Mondo, e il giorno del Giuditio»[12].

Le vittime estratte furono 35, oltre ai corpi che rimasero sotto le macerie. Il terremoto causò danni anche ai centri di Campo Tosto, in parte distrutto, Collalto, Pinaca, Filetta, Nescaia, Padarga, Cantone, Corva, Forcalla, Capricchio e Leia.

Una replica molto violenta del sisma avvenne il 14 ottobre, causando numerosi danni e la distruzioni dei paesi di Saletta, Corsenito, Casale, La Rocca, Torreto, Colle Basso, Pasciano, Santo Iorio, Colle Maresco. Ad Amatrice si contarono ulteriori 11 vittime. A Poggio Cancelli fu danneggiato il palazzo di Ludovico Cerasi e a Monte Reale quello di Paolo Ricci. Gravi perdite si contarono per l’allevamento.

Il territorio di Amatrice fu nuovamente interessato da fenomeni sismici l’8 giugno 1672. L’intensità dell’evento non fu significativa. La notizia è riportata da Mario Baratta[13], che a sua volta attinse da Ernesto Capocci[14] e Alexis Perrey[15].

L’area oggetto di studio fu nuovamente colpita da fenomeni tellurici tra il gennaio e il febbraio del 1703. La sequenza sismica ebbe inizio il 14 gennaio e si protrasse fino al 2 febbraio. Le scosse di maggior rilievo avvennero nei giorni 14 e 16 gennaio e 2 febbraio.  Per il primo di questi eventi la distruzione fu pari all’XI grado della scala Mercalli, invece in quello del 2 febbraio pari al X grado. I dati riportati dall’anonimo della Veridica, e distinta relazione[16] riportano 25 vittime ad Amatrice e 15 ad Accumoli[17]: «Accumoli quasi tutto caduto, restandovi morte solo 15; […] L’Amatrice quasi tutta inabilitata, e indebolita, con mortalità di 25 persone, senza però annoverarci quelle, che son perite nelle Ville, e Terre, che sono innumerabili»[18]. Per quanto riguarda i danni subiti ad Arquata, i dati sono presenti nel De Carolis[19], che indica 15 morti su 1800 abitanti e 40 abitazioni distrutte. Venticinque vittime sono indicate da un anonimo: «La Matrice quasi tutta disfatta, con mortalità di venticinque persone, senza poi quelle delle Ville»[20]. Il reatino e in particolare i territori di Norcia, compresi i centri di Amatrice, Accumoli, Arquata, furono interessati da un forte evento sismico il 12 maggio 1730. La scossa principale avvenne alle 6:30 ant. con epicentro a Norcia.

 

Arquata del Tronto

L’unico evento sismico avvenuto ad Arquata, di cui abbiamo notizie precise, è quello del 1703. Il De Carolis conta 45 morti su circa 1800 abitanti, con 40 abitazioni crollate e il resto inagibili.

 

Castelluccio di Norcia

 Castelluccio di Norcia, frazione di Norcia (PG), sorge nei pressi di Monte Vettore della catena montuosa dei Sibillini. Il censimento del 2011 rileva 120 abitanti circa. Tuttavia, qualche centinaio di anni fa, il borgo contava anche oltre 400 abitanti. Questo dati ci è confermato, dove scrive: «Vien popolato il Castelluccio da 456 individui, ed è lontano per due leghe, e mezzo al NE da Norcia»[21]. Qualche anno dopo la popolazione ammontava a 386 individui[22].

Durante il sisma del 1703 il borgo subì danni limitatamente alle costruzioni. Come afferma il De Carolis nel suo catalogo dei danni, non ci furono vittime: «Il Castelluccio, contado di Norcia, scosso non vi è morto nessuno»[23].

 

Norcia

La storia sismica di Norcia contiene eventi di primissimo piano e molto distruttivi. Il più importante di questi avvenne tra i mesi di gennaio e febbraio del 1703 con due scosse principali e una moltitudine di repliche. L’imponenza del terremoto e la drammatica situazione è ben espressa da Pietro De Carolis, il quale affermò: «[…], in cui si ritrova quasi tutta questa Montagna desolata, e abbattuta dall’horribile scossa del Terremo fattosi per lungo spatio di un Credo sentire la domenica 14 gennaro prossimo passato su l’hora, e tre quarti di notte, con non minor violenza replicato nel Venerdì delli 2 del corrente verso le hore 18 non lasciando però di premettere, che chi non mira con gli occhi proprii un spettacolo sì compassionevole, è impossibile con la semplice relatione possa concepire né pure la minima parte di quei danni, che si sono patiti dagli Habitanti per la perdita di migliaia di persone restate estinte sotto le ruine e della robba, delle sostanze, e delle proprie habitationi»[24].

Tutti gli edifici civili ed ecclesiastici subirono gravissimi danni. Tuttavia, solo la chiesa di S. Benedetto, resistette alla violenza del sisma, con danni limitati. De Carolis scrive: «La seconda Guaita che prende il nome dalla chiesa di S. Benedetto, ove ha il principio, segue per Porta de Massari, e va a terminare a quella che si chiama delle Scuole Pie, perché confina con il Colleggio di quei padri, la chiesa de quali con tante scosse, e varii moti di terra ancora intiera susiste, solo si vede qualche picciola, lesione nel Comareccio del tetto; la sagrestia però in qualche parte dove fu percossa dalla torre, e campane cadute è diruta, il residuo della torre rimasto in piedi, che minacciava precipitio, fu fatto scaricare»[25]. Le mura di cinta della cittadina rimasero generalmente intatte. La cittadina fu nuovamente interessata da eventi sismici nel 1730 e 1859.

  

Preci

Nel 1703 Preci, come afferma Chracas, subì gravi danni: «Preci, luogo popolato di Anime 500. Questo patì notabilmente nella prima scossa col diroccamento di dieci case, sotto le quali uno restò morto, che fu poi scavato, e sepolto, e l’altre tutte rese inabitabili; la chiesa parrocchiale poco meno, che distrutta, alcune altre fuori del castello in pessimo stato, le scritture pubbliche con quelle dell’archivio poste in sicuro»[26].

 

Quadro riassuntivo degli eventi sismici in Italia centrale tra il XVII e il XX secolo.

Data Epicentro Magnitudo Vittime Bibliografia
1328, 1 dicembre Norcia Superiori a 200 Baratta M., 1901.
1567, 27 agosto Norcia Patrizi Forti, 1869.
1639, 7 ottobre Amatrice 5.9 Richter

IX Mercalli

35 (Amatrice) Tiberi C., 1636.
1672, 8 giugno Amatrice, Montereale Baratta M., 1901.
1703, 14 gennaio- 2 febbraio Norcia 6.7 Richter

XI Mercalli

15 (Arquata); 300 ? (Accumoli); 200 ?

(Amatrice)

De Carolis P., 1703.
1730, 12 maggio Avendita 6.1 Richter

IX Mercalli

Baratta M., 1901.
1785, 2 e 9 ottobre Piediluco (PG) Baratta M., 1901.
1812, 3 settembre Norcia Baratta M., 1901.
1859, 17-18 febbraio Amatrice Baratta M., 1901.
1859, 22 agosto Norcia 101 (Norcia) Baratta M., 1901.
1997, 26 settembre Annifo 6.1 Richter

IX Mercalli

11

 

 


Note

[1] Francesco Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, Tomo I, In Napoli, presso Vincenzo Flauto, 1795, p. 5.

[2] Veridica, e distinta relazione overo diario de’ danni fatti dal terremoto dalli 14 gennaro, fino alli 2 di febraro 1703, in Roma, nella stamperia di Gio. Francesco Buagni, 1703.

[3] Il numero delle vittime indicato dall’anonimo della Veridica, e distinta relazione si differisce di molto da quello riportato da Baratta, che segnala ad Accumoli 300 morti e ad Amatrice 200. Cfr. Mario Baratta, Terremoti d’Italia op. cit., p. 195.

[4] Ivi, p. 6.

[5] Agostino Cappello, Osservazioni geologiche e memorie di Accumoli in Abbruzzo, parte rima, nella stamperia del giornale arcadico, 1825.

[6] Carlo Tiberi, Nuova, e vera relatione del terribile, e spaventoso terremoto successo nella città della Matrice, e suo stato, con pentimento ancora di Accumulo, e luoghi circonvicini, sotto li 7 del presente mese di Ottobre 1639, in Roma, appresso Domenico Marciani, 1639.

[7] Ivi, p. 4.

[8] Ibidem.

[9] Ivi, pp. 4-5.

[10] Alessandro Orsini è stato figlio del quarto Marchese di Lamentana.  Non è nota la sua data di nascita. Morì ad Amatrice nel 1692, dopo aver scontato una pena di 40 anni di carcere per aver ucciso la moglie Anna Caffarelli nel 1648, come afferma il Sorge: «Essendo poi nell’anno 1648 passata da questa a meglio vita la detta Principessa D. Anna Maria Caffarelli, per la morte violenta ingiustamente datale dal detto principe suo marito». (Giuseppe Sorge, Ragioni per S.M.C, e C. che Dio guardi. Per lo credito, che rappresenta sul patrimonio dell’Amatrice, contra il Gran Duca di Toscana, 1702, p. 2.).

[11] Carlo Tiberi, Nuova, e vera relatione del terribile, e spaventoso terremoto op. cit., p. 5.

[12] Ivi, p. 6.

[13] Cfr. Mario Baratta, Terremoti d’Italia, Torino, Fratelli Bocca Editori, 1901, p. 150.

[14] Ernesto Capocci Belmonte (Picinisco, 31 marzo 1798 – Napoli, 6 gennaio 1864) matematico, astronomo e sismologo, autore del Catalogo de’ tremuoti avvenuti nella parte continentale del Regno delle Due Sicilie posti in raffronto con le eruzioni vulcaniche ed altri fenomeni cosmici, tellurici e meteorici, in Atti del R. Istituto d’Incoraggiamento alle Scienze Naturali di Napoli, tomo IX, pp. 337-378, Napoli, 1861.

[15] Alexis Perrey (1807–1882), sismologo francese.

[16] Veridica, e distinta relazione overo diario de’ danni fatti dal terremoto dalli 14 gennaro, fino alli 2 di febraro 1703, in Roma, nella stamperia di Gio. Francesco Buagni, 1703.

[17] Il numero delle vittime indicato dall’anonimo della Veridica, e distinta relazione si differisce di molto da quello riportato da Baratta, che segnala ad Accumoli 300 morti e ad Amatrice 200. Cfr. Mario Baratta, Terremoti d’Italia op. cit., p. 195.

[18] Ivi, p. 6.

[19] Pietro de Carolis, Relazione generale delle rovine, e mortalità cagionate dalle scosse del Terremoto de’ 14 gennaro, e 2 febbraro 1703, in Roma, per Luca Antonio Chracas, 1703.

[20] Relazione de’ danni fatti dall’innondazioni e terremoto nella città dell’Aquila ed in altri luoghi circonvicini dalli 14 del mese di gennaro sino alli 8 del mese di febraro 1703, in Roma, 1703.

[21] Pietro Castellano, Specchio geografico-storico-politico di tutte le nazioni del globo, fascicolo XIV, lett. B, In Roma, presso Giunchi e Menicanti, 1835, p. 306.

[22] Pietro Castellano, Nuovo Specchio geografico-storico-politico di tutte le nazioni del globo, tomo I, divisione quarta, Roma, nella stamperia Giunchi e Comp., 1829, p. 1735.

[23] Pietro De Carlolis, op. cit., p. 24.

[24] Pietro De Carolis, Relazione generale delle rovine, e mortalità caginate dalle scosse del terremoto de’ 14 gennaro, e 2 febbraro 1703 in Norcia, e Cascia, e le loro contadi, In Roma, per Luca Antonio Chracas, 1703, p. 3

[25] Ivi, p. 9.

[26] Luca Antonio Chracas, Racconto istorico de terremoti sentiti in Roma, e in parte dello Stato Ecclesiastico, e in altri luoghi la sera de’ 14 di Gennajo; e la mattina de’ 2 di Febbrajo dell’anno 1703, In Roma, per Giuseppe de Martijs, 1704, p. 153.

 

IMMAGINE IN EVIDENZA:

da Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani 2015 (https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/query_place/) terremoti dall’anno 1000 al 2014