Geologia, Rischi

Lettere inedite di Giuseppe Mercalli sul terremoto ligure del 1887

Le lettere inedite del sismologo ideatore della Scala Mercalli svelano importanti novità sul terremoto della Liguria del 23 febbraio 1887.

 

Il terremoto del 23 febbraio 1887 è l’evento più disastroso della storia sismica della Liguria. Esso ebbe un pesante impatto sia sulla popolazione, causando la morte di 640 persone, sia nella gestione dell’emergenza da parte del Governo. La scossa principale ebbe luogo nella mattina del 23 febbraio alle ore 6:18, preceduta qualche secondo prima da un forte boato.

Sul questo terremoto abbiamo adesso una visione nuova, assolutamente inedita, resa possibile grazie alla consultazione di alcune lettere di Giuseppe Mercalli, presenti nella corrispondenza del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, conservate presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma[1]. Il carteggio assume una estrema importanza. Attraverso di esso, infatti, si possono riscostruire in modo dettagliato le vicende politiche che hanno caratterizzato la gestione del sisma, dalla formazione della Commissione governativa, al resoconto dei danni e alla pubblicazione delle ricerche da parte della comunità scientifica.

Tra i documenti emergono per importanza le lettere dei tre membri della Commissione, ovvero Giuseppe Mercalli[2], Torquato Taramelli[3] e Arturo Issel[4], tutte figure di primissimo piano della sismologia e della geologia italiana di fine ottocento.

Il fascicolo tuttavia si apre cronologicamente con una lettera di Pietro Blaserna[5] del 24 febbraio, il giorno successivo al sisma, rivolta a Nicola Miraglia, importante figura politica del regno d’Italia, che ebbe un ruolo fondamentale nella gestione di molte emergenze, dalle eruzioni dell’Etna, a quelle di Vulcano, Stromboli, Pantelleria, dai numerosi terremoti ai rapporti con la comunità scientifica. Blaserna suggerisce che venga inviato sui luoghi terremotati il prof. Torquato Taramelli, poiché si era distinto per le esperienze sul campo e risultava la figura più adatta per quella situazione d’emergenza. Inoltre, politicamente parlando, la popolazione colpita avrebbe apprezzato la pronta risposta e l’interesse del ministero.

 

Ritratto fotografico di Giuseppe Mercalli. (In: Emilio Oddone, L'opera del prof. Giuseppe Mercalli per la vulcanologia e la sismologia, Modena, Soc. Tip. Modenese, Antica Tip. Soliani, 1914)

Ritratto fotografico di Giuseppe Mercalli. (In: Emilio Oddone, L’opera del prof. Giuseppe Mercalli per la vulcanologia e la sismologia, Modena, Soc. Tip. Modenese, Antica Tip. Soliani, 1914)

 

Il giorno successivo, il 25 febbraio, il Ministero si mobilita immediatamente. Con un telegramma rivolto al Ministero dell’Istruzione Pubblica è richiesta l’autorizzazione per l’incarico da affidare a Taramelli, e con un secondo dispaccio, indirizzato direttamente al geologo, è invitato l’immediato intervento sui luoghi terremotati. Dei menzionati messaggi ritroviamo nel carteggio sia la brutta copia, redatta su carta intestata del Ministero dell’Agricoltura, sia il testo definito sul telegramma. Il geologo bergamasco risponde lo stesso 25 febbraio, scrivendo:

«Ringrazio domani parto luogo darmi compagno Professore Mercalli seminario Monza. Taramelli».

Questo breve telegramma è il primo documento in cui compare la figura di Mercalli. Il 26 febbraio sempre Taramelli invia una lettera a Miraglia dove esprime la sua gratitudine per l’incarico affidatogli. Nella stessa data ritroviamo un’altra lettera. Questa volta il geologo chiede, come aveva accennato nel telegramma del giorno precedente, di avere come compagno di studio Giuseppe Mercalli, con il quale aveva già svolto le ricerche sui fenomeni sismici in Andalusia. Anche il costo non sarebbe aumentato di molto, poiché raggiungere la Liguria non avrebbe aggravato le spese del viaggio. Si chiede, inoltre, che venga richiesta autorizzazione al Ministero degli Esteri, così da poter effettuare delle escursioni anche in territorio francese, utili per lo studio della propagazione del terremoto. Taramelli, infine, informa che partirà nella stessa giornata per Diano Marina e che converrebbe installare una rete sismica, seppur provvisoria, per l’osservazione delle repliche che, come ritiene lo studioso, avrebbero interessato per mesi l’area.

Pietro Blaserna in una lettera non datata, e probabilmente risalente ai giorni 26 o 27 febbraio, ritiene che “la domanda, di aver il Mercalli, mi par giusta; siccome la spesa non potrà essere importante, io l’accordai”. Invece non ritiene opportuna l’installazione di strumenti sismici. I compiti di Taramelli devono essere due: studiare il fenomeno sismico in Italia e in Francia e “di tenere presenti i fatti per considerare le proposte del futuro impianto del nostro servizio in quelle regioni, finora tanto tranquille”.

Il 28 febbraio 1887 il Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, tramite lettera, chiede ad Arturo Issel, docente di geologia e mineralogia presso l’ateneo di Genova, di unirsi agli altri componenti della Commissione scientifica[6]. Lo stesso giorno il Ministero comunica tramite telegramma a Taramelli, che già si trovava in Liguria, di avere disposto che Issel lo seguisse nello studio del terremoto. Sempre nella medesima data il Ministero invia una lettera a Taramelli dove lo informa che la proposta sull’incarico di Mercalli è stata accettata e, in accordo a quanto espresso da Blaserna, non è ritenuta opportuna l’installazione di strumenti sismici. È ribadito che l’unico obiettivo è studiare gli effetti in Italia e in Francia. Sempre del 28 marzo risale la lettera inviata da Miraglia a Mercalli.

Il 1 marzo quest’ultimo scrive al Ministro dell’Agricoltura. È il primo documento in ordine cronologico redatto dall’illustre sismologo. Mostrando la più alta gratitudine informa inoltre che partirà al massimo dopo un giorno per Oneglia per unirsi al geologo Taramelli:

 

Monza 1 marzo 1887

 Ecc.za Ill.ma

 Mentre godo di accettare l’onorevole incarico affidatomi da codesto R. Ministero con lettera del 28 m. s. per lo studio dei recenti terremoti liguri in collaborazione col Sig. Torquato Taramelli, mi faccio un dovere di ringraziare sentitamente l’E. V. per l’atto di fiducia di cui mi tenga altamente onorato. Domani e dopodomani al più tardi partirò subito per Oneglia per unirmi al collega Sig. Taramelli e cominciare tosto lo studio.

 Con grato animo e con dovuto ossequio sono

Della E. V.

Dev. Giuseppe Mercalli

A Sua Ecc.za Ill.ma

Il Ministero di Agricoltura e Commercio

Direzione gen. Dell’Agricoltura

Divisione 4, sezione 2°

N° per. 6195 – pos. 90

 

Il 2 marzo il Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio informa quello degli Esteri che Taramelli e Mercalli dovranno studiare gli effetti del terremoto anche in territorio francese.

Dopo qualche mese, il 2 luglio, Taramelli scrive a Miraglia e lo informa che, assieme a Mercalli, hanno ultimato la parte della relazione sull’inquadramento geologico della Liguria. Il lavoro, spiega, più voluminoso rispetto a quello dei terremoti in Andalusia, sarà corredato da almeno due carte, una geologia e l’altra sismica. Il geologo, quindi, chiede che la stampa delle tavole venisse eseguita da uno stabilimento tipografico a Milano.

Il documento sicuramente più rilevante e interessante del carteggio è una lettera di Mercalli datata 31 ottobre 1887. In essa il geologo illustra in modo chiaro i risultati più importanti delle escursioni condotte nella regione terremotata. La lettera, come si legge nella parte finale, è indirizzata erroneamente a Luigi Miraglia piuttosto che a Nicola Miraglia. Luigi, nato nel 1846 e morto nel 1903, è stato un giurista e un filosofo. Sindaco di Napoli dal 1901 alla sua morte, è stato senatore del regno nella XXI legislatura. Il testo integrale della lettera così recita:

 

Monza 31 ottobre 1887

 Ill.mo Signor Commendatore

In adempimento all’onorevole incarico affidatomi da codesto R. Ministero di Agricoltura Industria e Commercio con pregiata lettera del 28 febbraio corr. anno, di compiere in unione al ch.mo prof. T. Taramelli uno studio dei recenti terremoti della Liguria, ho fatto tre gite sul luogo del disastro – la prima dal 3 al 21 marzo, la seconda dal 4 al 22 aprile, la terza dal 20 al 12 Agosto. Non mi fu possibile eseguire le operazioni sul luogo del terremoto tutto di seguito come avrei desiderato, per non interrompere troppo lungamente le lezioni durante l’anno scolastico.

Sulle prime due gite compiute insieme al collega prof. T. Taramelli, quest’ultimo ha già brevemente riferito a codesto R. Ministero, riservandosi di stendere a miglior agio, insieme a me, una più ampia e definitiva Relazione.

Alla terza gita mi proposi anzitutto di completare le ricerche fatte nell’area più danneggiata, visitando parecchi paesi dei dintorni di Albenga e di P.to Maurizio non visti né da me né dal collega prof. Taramelli nelle prime due gite. Poi, attraversato l’Appennino di Ormea, percorsi la valle della Bormida, dal Tanaro, della Stura di Cuneo ed alcune parti più interessanti delle Langhe e dell’Astigiano, allo scopo di esaminare le modificazioni subite dal movimento sismico nell’attraversare la massa tanto eterogenea e dislocata dell’Appennino ligure, e di raccogliere fatti riguardanti gli effetti dinamici del terremoto sul suolo e sugli edifici nella zona delle rocce cristalline antiche dell’Appennino e delle Alpi marittime, in confronto con quelli verificatisi ad eguale distanza dal centro di scuotimento nella regione alluvionale dell’alta valle padana e nelle colline arenacee e marnose delle Langhe e del Monferrato. E da tale confronto potei concludere: 1° che la diminuzione di intensità del movimento sismico propagatosi in tutte le direzioni dall’epicentro – situato in mare un poco a sud dei paesi più danneggiati – fu molto più rapida verso ovest e verso est che verso nord, a motivo del grande sviluppo delle rocce cristalline affioranti ad oriente di Savona e ad occidente di Nizza, le quali avranno rimbalzato verso il centro una parte notevole del movimento sismico; 2° che gli effetti dinamici alla superficie furono proporzionali non tali alla intensità con cui arrivò il movimento sismico molecolare nelle profondità del suolo, ma anche al modo con cui tale moto si trasformò in movimento di massa nelle rocce superficiali, a seconda della loro natura, dei rapporti tettonici con altre rocce ed anche della orografia esterna della regione.

In queste condizioni geologiche trova, per esempio, spiegazione quella specie di inversione nella distribuzione degli effetti dinamici del terremoto, che si osserva procedendo, a nord dell’epicentro, dall’appennino di Ormea verso l’Astigiano, dove i danni furono maggiori a Niella-Belbo, Feisoglio, Prunetto e anche a Tenda ed Ormea, sebbene quest’ultimi paesi siano assai più vicini al centro di scuotimento. Ed è pure di grande importanza pratica, in vista delle misure da prendersi per la ricostruzione dei paesi più danneggiati, l’aver constatato che località tra loro vicinissime, come Albissola marina ed Albissola superiore, Diano marina e Cervo, Mentone e Monaco ecc., abbiano sofferto assai diversamente per la diversità delle rocce costituenti il sottosuolo su cui immediatamente poggiano le abitazioni, e che perfino nella stessa città, come si verificò a Nizza, alcune parti rimasero quasi illese, perché costruite sulle compatte rocce calcaree mesozoiche, altre invece soffrirono moltissimo perché fondate in terreno alluvionale acquitrinoso.

Le ricerche poi da me seguite nella terza gita in località lontane dal centro del terremoto erano necessarie non solo per precisare la forma dell’area sismica e la sua divisione in diverse zone isosismiche, ma anche per lo studio della prima scossa tanto complicata per la molteplicità e la diversa natura e direzione dei movimenti. Venni, infatti, a concludere: 1° che essa agì, in generale, con due direzioni quasi normali; 2° che nella seconda fase il movimento ebbe la massima intensità e natura prevalentemente sussultoria: 3° che movimenti di diversa provenienza si sovrapposero, almeno in parte, determinando moti composti rotatori anche molto lontano dal centro sismico.

Infine, reputando conveniente premettere alla nostra Relazione sui recenti terremoti della Liguria una rassegna, per quanto possibile completa, dei fenomeni sismici avvenuti in passato nella stessa regione, ho terminato la mia terza gita, fermandomi alcuni giorni a Torino per fare ricerche storiche sui terremoti liguri e piemontesi. Imperocchè i terremoti sono fenomeni tutt’altro che nuovi nella Liguria occid., dove nel 23 febbraio rovinarono case, in generale, già più o meno gravemente lesionate dai terremoti precedenti. Ed è doloroso il pensare che gran parte delle rovine e specialmente le vittime umane si sarebbero risparmiate quasi totalmente se, dopo i terremoti rovinosi del 1818 e del 1831, si fossero presi serii provvedimenti dalle autorità governative e municipali per rendere le abitazioni della Liguria più solide e più resistenti all’urto di nuovi terremoti, i quali presto o tardi non potevano mancare di ripetersi.

Confidando d’avere in tal modo esaurito l’onorevole incarico affidatomi, almeno per quanto riguarda lo studio sul luogo, mi permetto di presentare a codesto R. Ministero l’acclusa nota delle spese da me incontrata per tale motivo, le quali sommano in tutto a £ 1403.30.

Godo dichiararmi coi sensi di alta stima e considerazione della V. S. ill.ma

Dev.mo

Giuseppe Mercalli

Prof. nel Liceo arciv. di Monza

 All’Ill.mo

Sig. Comm. Luigi Miraglia

Direttore dell’Agricoltura al R. Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio

Roma

 

Miraglia risponde a Mercalli con lettera dell’11 novembre, ringraziandolo per le notizie sul lavoro svolto e trasmettendo in allegato il mandato di pagamento di 1403.30 lire “a titolo di rimborso di spese e diarie spettantigli per visite eseguite in Liguria nell’interesse dello studio dei terremoti avvenuti in quest’anno in quella regione”. Il 7 dicembre il sismologo ringrazia per il pagamento e invia al Ministero questa lettera:

Monza 7 12bre 1887

Ill.mo Sig. Comm.

 Avendo il giorno 3 corr. ricevuto, a mezzo della Cassa del R. Gabelle di qui, la somma di £ 1403 come rimborso delle spese da me incontrate per gli studi eseguito col sig. prof. T. Taramelli sui recenti terremoti della Liguria, mi fo un dovere di porgere alla S. V. ed a S. E. il Sig. Ministro di Agricoltura Industria e Commercio i più sentiti ringraziamenti.

Con sensi di alta stima sono

 Dev.mo serv.

Giuseppe Mercalli

Prof. nel Liceo arciv. di Monza

 All’Ill.mo

Sig. Comm. L. Miraglia

Direttore generale dell’Agricoltura

Roma

 

 

[1] ACS, Direzione Generale dell’Agricoltura, IV versamento, busta 0798, fasc. 4514.

[2] Giuseppe Mercalli (Milano, 21 maggio 1850 – Napoli, 18 marzo 1914), noto per la scala dell’intensità macrosismica che porta il suo nome, è tra i maggiori sismologi e vulcanologi italiani. Ha studiato i fenomeni sismici ed eruttivi accaduti in Italia tra gli anni ’80 del XIX secolo e i primi anni del secolo successivo. Oltre al terremoto del 1887 fece parte della Commissione governativa, assieme a Orazio Silvestri e Giulio Grablovitz, per lo studio delle eruzioni di Vulcano del 1888-1890, osservò i fenomeni dello Stromboli, dell’Etna, e dei vulcani napoletani. Nel 1911 assunse la direzione dell’Osservatorio Vesuviano, subentrando a Raffaele Vittorio Matteucci. Morì nel 1914 a Napoli arso da un incendio che si sviluppò all’interno del suo appartamento.

[3] Torquato Taramelli (Bergamo, 15 ottobre 1845 – Pavia, 31 marzo 1922) inizialmente docente presso l’ateneo di Genova, nel 1875 assunse la cattedra di geologia e paleontologia presso l’università di Pavia. Di quest’ultima fu anche rettore tra il 1888 e il 1891. Presidente nel 1890 e nel 1905 della prestigiosa Società Geologica Italia, si distinse per il contributo alla Carta geologica d’Italia e per gli studi sismologici.

[4] Arturo Issel (Genova, 11 aprile 1842 – Genova, 27 novembre 1922) è stato docente di geologia e mineralogia presso l’Università di Genova. Partecipò ad alcune spedizioni in Africa orientale, compresa quella guidata da Orazio Antinori e Odoardo Beccari nel 1870. Fu presidente della Società Geologica Italiana nel 1893 e nel 1921-1922. Della sua vasta produzione scientifica bisogna ricordare la Liguria geologica e preistorica (Genova, Antonio Donath Editore, 1882) divisa in tre volumi.

[5] Pietro Blaserna (Fiumicello, 22 febbraio 1836 – Roma, 26 febbraio 1918) si distinse negli studi fisici e matematici. Fu docente di fisica presso l’Università di Palermo e dal 1872 presso quella di Roma, dove fondò la Scuola Pratica di Fisica. Tra il 1879 e il 1907 è presidente del Consiglio di meteorologia e geodinamica. Successivamente vicepresidente del Senato e presidente dell’Accademia dei Lincei.

[6] Scrive Issel nell’introduzione alla relazione sul terremoto: «Con sua lettera del 28 febbraio 1887, S. E. il Ministro d’Agricoltura, Industria e Commercio m0incaricava di uno studio intorno al terremoto che aveva sparso di lutti e di rovine, pochi giorni innanzi, gran parte della Liguria occidentale. Io accettai il compito con trasporto, pel desiderio di Trattare una questione scientifica di alta importanza, che strettamente si connette all’oggetto dei miei precedenti lavori, e per la lusinga, forse vana, di riuscire a dedurre dalle miei indagini una interpretazione soddisfacente del fenomeno. Appena ricevuta la lettera ministeriale, mi recai a visitare i punti più gravemente colpiti dal disastro e a raccogliere notizie sulle circostanze che l’avevano accompagnato». Cfr. Arturo Issel, Il terremoto del 1887 in Liguria, op. cit, p.3.