Geologia, Rischi

50 anni fa il terremoto del Belice in Sicilia

Esattamente 50 anni fa, nella notte tra il 14 e 15 gennaio 1968, un violento terremoto sconvolgeva la Sicilia occidentale.

 

Le prime scosse furono registrate nell’area a partire dalle 13:28 di giorno 14 e procurarono gravi danni ai centri urbani di Montevago, Salaparuta, Gibellina e Poggioreale. Altri eventi sismici furono registrati nel pomeriggio della stessa giornata. Alle 3:01 del 15 gennaio ebbe luogo la scossa più violenta, con una magnitudo momento pari a 6.4 e l’epicentro localizzato tra Poggioreale, Gibellina e Salaparuta.

Il terremoto dunque rese nota una parte della Sicilia poco conosciuta e abbastanza arretrata. I primi soccorsi giunsero già il 15 gennaio, ma si imbatterono in numerose difficoltà, tra queste la mancanza di una rete stradale avanzata. Circa mille uomini dei Vigili del Fuoco, oltre a quelli dell’Esercito, della Croce Rossa e dei Carabinieri prestarono aiuto alla popolazione. I danni alle infrastrutture furono gravissimi, soprattutto per le tecniche costruttive non adeguate e insufficienti a contrastare gli effetti del terremoto.

I giornali nazionali e locali subito inviarono i propri corrispondenti sul luogo. Dai giornalisti arrivarono dunque le testimonianze tragiche dell’evento. Tra i tanti resoconti merita di essere citato quello di Nicola Adelfi, corrispondente de La Stampa, che nel servizio Sono già oltre 300 i morti per il terremoto in Sicilia del 16 gennaio così scrive: “A Montevago non c’è più una casa in piedi, Gibellina è tutta una distesa di macerie, uguale è il panorama di Salaparuta. Nel triangolo sud-occidentale della Sicilia molte altre cittadine, paesi e villaggi sono stati per gran parte spianati dalle scosse dei terremoti oppure hanno la maggior parte delle case lesionate e perciò inabitabili. Per Santa Ninfa si calcola che le case distrutte sono il 70 per cento, per Poggioreale e S. Margherita Belice oltre il 60 per cento. Grave anche la situazione a Salemi (16 mila abitanti), a Partanna (13 mila) e in altri centri minori. Passando per le campagne è raro trovare una casa colonica intatta. Il pilota di un elicottero delle Forze Armate dopo aver visto le zone colpite dal terremoto ha detto, che gli pareva di volare sull’Inferno, come se paesi e campagna fossero stati colpiti da un’esplosione atomica[1].

Il 16 gennaio il Capo dello Stato Giuseppe Saragat visita le zone colpite. Giunto all’aeroporto di Trapani alle ore 9 del mattino, proseguì sia in automobile che in elicottero il viaggio verso l’area terremotata. Altre cariche dello stato accorsero in Sicilia nei giorni successivi, tra queste il Presidente del Consiglio Aldo Moro, l’on. Giacomo Mancini, allora Ministro dei Lavori Pubblici, l’on. Pietro Nenni e il Ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani. Quello di Moro fu definito dai giornalisti come “il viaggio nel dolore”[2] e si svolse il 19 gennaio. Il giornalista Lalberto Furno così descrive la visita del Capo del Governo: “Il viaggio di Moro è stato un viaggio nel dolore, in un dramma abissale che, di giorno in giorno, assume proporzioni sempre maggiori. La pioggia e il freddo di stanotte hanno cancellato qualsiasi speranza che le tende possano risolvere, anche in via provvisoria, il dramma di cinquantacinquemila senzatetto. «Fate presto», «aiutateci subito», «toglieteci di qua», «i nostri bambini muoiono di freddo», «vogliamo lavoro e una carta per partire» Queste richieste si sono susseguite, ma senza un grido di protesta, lungo tutto l’itinerario percorso dal Presidente del Consiglio. La visita è durata dieci ore. Il Presidente del Consiglio ascoltava commosso, teso in volto. S’informava, chiedeva che cosa mancasse, carezzava i bambini che gli venivano avvicinati. La folla gli si stringeva attorno, qualcuno riusciva persino a sorridere. «Faremo tutto il possibile, non appena saranno soddisfatti i bisogni più urgenti», ripeteva il Presidente del Consiglio. Dobbiamo approntare i piani necessari, poi i paesi saranno ricostruiti, avrete consistenti aiuti per la ripresa delle vostre attività». […] Alcuni abitanti tentavano di recuperare qualche oggetto, un mobile, un quadretto stampato, una fotografia. «Signor Presidente — dicono parecchi — ci faccia emigrare, qui non c’è lavoro». «Ma volete ricostruire il vostro paese?» chiede Moro e prosegue: «Con la ricostruzione avrete anche il lavoro». Si ferma ancora un poco con una bambina che gli fa un inchino, stringendogli la mano. Avrà otto-nove anni, sotto la gonna porta i calzoni d’un pigiama: è fuggita cosi nella tragici notte e cosi è rimasta[3].

Le conseguenze del terremoto furono gravissime. I centri urbani che subirono i danni maggiori furono 14, tra i quali alcuni completamente distrutti come Poggioreale, Gibellina e Salaparuta in provincia di Trapani e Montevago in provincia di Agrigento. Nei paesi di Santa Margherita  di Belice, Partanna e Santa Ninfa circa il 75 % degli edifici fu distrutto o danneggiato. Le vittime furono circa 350 e i feriti 570, oltre a circa 55.000 senzatetto [4].  La ricostruzione, per motivi politici e burocratici, fu lenta e a volte inappropriata.

L’area è stata recentemente interessata da altri fenomeni sismici. Il 27 ottobre del 2017, infatti, una breve sequenza sismica ha avuto luogo a Castelvetrano in provincia di Trapani. La scossa più forte ha avuto una magnitudo di 2.6 ed è stata seguita da altre di minore intensità. La profondità ipocentrale degli eventi ci colloca tra i 2 e gli 8 chilometri.

Grazie ai dati GPS, morfotettonici, archeosismologici e di geofisica marina, è stata recentemente evidenziata l’attività di una faglia orientata NE-SO, collocata tra Castelvetrano e Campobello di Mazara. Essa probabilmente è stata la causa dei terremoti connessi alla distruzione della città greca di Selinunte e alla sequenza simica del 1968[5].

 

[1] Nicola Adelfi, Sono già oltre 300 i morti per il terremoto in Sicilia, La Stampa, martedì 16 gennaio 1968, p. 1.

[2] Il viaggio nel dolore del presidente Moro, La Stampa, 20 gennaio 1968, p. 2.

[3] Lamberto Furno, Fermo impegno del governo per ridare a tutti una casa, La Stampa, 20 gennaio 1968, p. 2.

[4] Di Sopra Luciano, Il costo dei terremoti, Aviani Editore, Udine, 1992.

[5] Barreca G., V. Bruno, C. Cocorullo, F. Cultrera, L. Ferranti, F. Guglielmino, L. Guzzetta, M. Mattia, C. Monaco, F. Pepe (2014), Geodetic and geological evidence of active tectonics in south-western Sicily (Italy). J. Geodyn.

Terremoto del Belice: prima pagina de ''la stampa'' del 16 gennaio 1968
Terremoto del Belice: prima pagina de ”la stampa” del 16 gennaio 1968

IMMAGINE IN EVIDENZA: prima pagina de ”La Stampa” del 16.01.1968