Geologia, Rischi

La nascita della sismologia strumentale sull’Etna (1879-1883)

Tra il 1879 e il 1883 sull’Etna, date le frequenti eruzioni del vulcano, fu progettata una rete sismica che potesse contribuire alla previsione e alla prevenzione dei fenomeni eruttivi.

 

Lo studio dei fenomeni vulcanici dell’Etna, fino alla prima metà del XIX secolo e in particolare con l’eruzione del maggio-giugno 1879, si focalizzava esclusivamente sulla cronologia degli eventi e sull’analisi superficiale dei prodotti. La prima eruzione a essere osservata attraverso l’ausilio di strumenti sismici fu quella del marzo del 1883, con apparecchi impiantati sul vulcano in seguito all’eruzione del 1879 che scosse un ampio interesse negli organi istituzionali del Regno d’Italia[1]. I governanti del nuovo regno, infatti, non avevano nessuna esperienza sui provvedimenti da prendere durante un’eruzione etnea. Grazie al vulcanologo Orazio Silvestri, il quale intrattenne una fitta corrispondenza soprattutto con il Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio e con quello della Pubblica Istruzione, i ministri decisero di finanziare l’istallazione di sismografi, utili per la prevenzione e per una maggiore sorveglianza della sismicità correlata all’attività vulcanica dell’Etna. Il progetto per l’impianto delle varie stazioni sismiche nacque nel 1879, quando i componenti della commissione offrirono un ambizioso progetto contenuto nella relazione sull’eruzione avvenuta lo stesso anno. In questa relazione gli autori propongono quanto segue: «Sarebbe importante, che nei punti favorevoli situati nella periferica dell’Etna, ove si trova un ufficio telegrafico, e possibilmente nell’ufficio stesso, fossero eretti piccoli Osservatorii sismici, i quali dovrebbero essere in relazione col nuovo laboratorio del prof. Silvestri in Catania, al qualche sarebbe così affidata la direzione di tutte queste osservazioni. Anche nel nuovo Osservatorio etneo dovrebbero eseguirsi osservazioni sismiche e vulcanologiche, almeno per la parte dell’anno in cui l’Osservatorio sarà accessibile, e con istrumenti possibilmente perfetti. La Commissione crede, che il numero dei piccoli Osservatorii sismici andrà sempre più estendendosi e che il laboratorio del prof. Silvestri a Catania sia destinato a divenire il centro di una serie importante di ricerche vulcanologiche»[2].

L’esigenza impellente dell’istallazione di sismografi sull’Etna appare evidente nel 1881, e precisamente se ne ha il primo riscontro in una lettera del Ministro della Pubblica Istruzione, il quale informa il collega dell’Agricoltura Industria e Commercio che il Rettore dell’Università di Catania ha insistito sul pagamento della somma di 12.000 lire per lo studio dei fenomeni vulcanici dell’Osservatorio Vulcanologico Etneo fondato lo stesso anno.

 

Foto 1 - L'Osservatorio Meteorologico Etneo, costruito sull'Etna nel 1879, ma che sarà utilizzato per l'osservazione sismica e vulcanologica solo qualche decennio dopo. Xilografia pubblicata in: "Gustavo Strafforello, La patria, geografia dell'Italia. Sicilia, Torino, Unione tipografico-editrice, 1893."
Foto 1 – L’Osservatorio Meteorologico Etneo, costruito sull’Etna nel 1879, ma che sarà utilizzato per l’osservazione sismica e vulcanologica solo qualche decennio dopo. Xilografia pubblicata in: “Gustavo Strafforello, La patria, geografia dell’Italia. Sicilia, Torino, Unione tipografico-editrice, 1893.”

L’11 giugno 1881 il Ministro dell’Agricoltura rispose alla lettera offrendo un maggior numero di notizie precise sulla destinazione della spesa delle 12.000 lire. In questa lettera il Ministro scrive: «Il progetto per l’erogazione di parte della detta somma destinata all’impianto degli osservatori sismici sulla periferia dell’Etna è già stato presentato e sarà quanto prima approvato e mandato ad esecuzione. Sono altresì arrivati gli studi per la costruzione dello spettroscopio per le osservazioni delle eruzioni vulcaniche e del pendolo per misurare la variazione della gravità sull’Etna; apparecchi questi dei quali il Prof. Blaserna, Presidente della Commissione[3] per lo studio delle eruzioni etnee, si è specialmente interessato di curare la fabbricazione». Queste lettere sono contenute nel fascicolo riguardante l’eruzione etnea del 1879 conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, fondo MAIC, IV versamento, busta 797. Nonostante la corrispondenza su questa eruzione continuerà sino al 1883, non sono presenti lettere nelle quali si fa cenno all’istallazione degli impianti sismici.

I propositi di Silvestri sull’uso di strumenti sismici erano chiari sin dal 1865, ma solo dopo 17 anni di insistenze, nel 1883, raggiungerà l’intento: «E sia reso plauso al Real Governo che finalmente sulla mia iniziativa presa in questo ordine di idee fino dal 1865, sostenuta in seguito per 17 anni sempre con lusinghiere speranze di riuscita, corroborata recentemente dai favorevoli 4 voti del Consorzio Universitario, del Consiglio Provinciale, del Consiglio Comunale di Catania e per ultimo da una Commissione Governativa, sia venuto alla determinazione di mettere in atto le proposte che ebbi l’onore di presentare in un progetto dettagliato con lo scopo di stabilire sull’Etna un sistema ordinato di osservazioni non circoscritte in un punto, ma estese quanto più è possibile in ragione della gigantesca mole del nostro vulcano e della grande area compresa dalla sua base»[4].

Dati più precisi trapelano dalla corposa relazione di Silvestri sull’eruzione etnea del 1883[5], nella quale descrive gli eventi eruttivi e geodinamici del vulcano tra il 1880 e il 1883: «Fino dal principio di questo anno 1883 mi è stato possibile di accompagnare con mezzi di precisione lo studio dei fenomeni geodinamici della regione etnea, compresi i microsismici, il cui attento esame è di grandissimo interesse in relazione ai più grandi movimenti ossia ai terremoti sensibili. La occasione della recente eruzione del marzo ha dimostrato che si possono avere resultati molto importanti per la scienza ed io mi affretto ad esporre nelle seguenti pagine  quelli ultimamente ottenuti»[6]. Nel gennaio 1883 il numero degli osservatori sismici ammontava a 10. Silvestri, infatti, li elenca nel suo studio: «Complessivamente gli osservatorj governativi attuali sono in numero di 10 e questi si trovano distribuiti a Catania, Paternò, Biancavilla, Adernò, Bronte, Randazzo, Linguaglossa, Giarre, Belpasso, Mineo – Con questi osservatorj si trovano in corrispondenza altri due (per spontanea e gentile offerta dei rispettivi direttori) i quali sono, quello di Riposto appartenente all’Istituto Nautico (diretto dall’egregio Prof. Cafiero) e quello di Acireale di fondazione privata del benemerito Barone A. Pennisi di Floristella»[7].

Foto 2 - Stralcio del diagramma che sintetizza le osservazioni sismiche eseguite da Orazio Silvestri durante il periodo eruttivo dell'Etna nel marzo del 1883, pubblicata in "Sulla esplosione etnea del 22 marzo 1883 in relazione ai fenomeni vulcanici (geodinamici ed eruttivi) presentati dall’Etna durante il quadriennio compreso dal gennaio 1880 al decembre 1883, Atti dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, Serie III, Tomo XVII, Catania, Stabilimento tipografico di C. Galatola, 1883."
Foto 2 – Stralcio del diagramma che sintetizza le osservazioni sismiche eseguite da Orazio Silvestri durante il periodo eruttivo dell’Etna nel marzo del 1883, pubblicata in “Sulla esplosione etnea del 22 marzo 1883 in relazione ai fenomeni vulcanici (geodinamici ed eruttivi) presentati dall’Etna durante il quadriennio compreso dal gennaio 1880 al decembre 1883, Atti dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, Serie III, Tomo XVII, Catania, Stabilimento tipografico di C. Galatola, 1883.”

Il 22 marzo 1883 un’estesa frattura eruttiva si impianta sul fianco meridionale dell’Etna. Questa eruzione si concluderà solo il 24 dello stesso mese. Gli strumenti sismici impiantati in soli due anni furono necessari per la previsione dell’inizio della nuova eruzione. L’eruzione del 1883 fu preceduta da un’intensa attività sismica. Ciò trova conferma nella relazione di Silvestri sull’eruzione etnea pubblicata lo stesso anno e in un telegramma inviato dallo stesso al Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio.

Come scrive Silvestri in un telegramma del 22 marzo (Archivio centrale dello stato, IV versamento, busta 797), «dopo due giorni continui terremoti scoppiata eruzione fianco meridionale 1100 metri elevazione». Il 23 marzo 1883 il Ministro dell’Agricoltura ringrazia Silvestri per le informazioni che incessantemente trasmette al ministero. Nel telegramma lo scrivente si congratula per l’attivo servizio di monitoraggio; infatti, si legge: «Godo apprendere servizio sismico attivissimo applaudito».

I risultati ottenuti dai nuovi impianti sono descritti nella relazione di O. Silvestri sull’eruzione del 1883 inviata al R. Governo. In questo rapporto il noto vulcanologo scrive: «Ho dovuto notare coi nuovi mezzi di osservazione che le fasi di minore forza erano accompagnate da specie di burrasche microsismiche, da cui dedussi la possibilità d’un periodo prossimo di terremoti, tanto che credei opportuno di scrivere in data del 2 gennaio 1883 “non essere difficile la prossima manifestazione di qualche terremoto sensibile”»[8]. Queste ultime parole riportate dallo stesso autore furono pubblicate in un articolo sul “Corriere di Catania” del 3 gennaio 1883. Il passo si riferisce alla sismicità che accompagnò una fase di debole attività eruttiva al cratere sommitale dell’Etna. Sempre nella stessa relazione Silvestri scrive: «Il fatto della recente eruzione scoppiata stamane alle ore 1 ¼ ant. è interessantissimo per la scienza, perché ha dato un carattere di conferma alle precedenti deduzioni, col compimento di quei fatti ritenuti come probabili dal complesso delle continue osservazioni e dell’uso degli strumenti che conducono alla misura delle quotidiane minime oscillazioni del suolo»[9]. La parte più interessante di questo passo risiede proprio nelle ultime parole con le quali Silvestri mette in risalto la grande importanza degli strumenti nell’individuazione e nello studio di eventi sismici di piccola intensità.

Nel fascicolo della corrispondenza ministeriale sull’eruzione dell’Etna del 1883, conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, è contenuto un telegramma del Ministro dell’Agricoltura, il quale informa O. Silvestri della disposizione fatta sull’invio di strumenti sismici in sostituzione a quelli danneggiati di Linguaglossa. Nel telegramma si legge: «Disposto che dall’officina dell’ufficio centrale Meteorologico le siano inviate due nuovi apparecchi sismici da sostituire i due guastati di Linguaglossa».

Il Ministro dell’Agricoltura in una lettera diretta al Prefetto di Catania, datata 19 aprile 1883, chiede di far giungere a O. Silvestri l’ammirazione per l’attenzione impiegata agli strumenti sismici affidati all’osservatorio geodinamico.

Le migliori occasioni, affermava Silvestri, per aggiungere nuove conoscenze e osservare nuovi fenomeni, anche tramite l’ausilio di strumenti, sono le eruzioni vulcaniche. Dopo la fine della breve eruzione del 1883, l’Etna entrò in una fase di quiescenza fino al 1886, quando il 18 maggio una nuova frattura eruttiva si aprì sul fianco meridionale del vulcano. Nella relazione sull’eruzione del 1886 Silvestri scrive, mostrando una scrupolosa precisione riguardo ai fenomeni sismici: «Questi terremoti minori e parziali precedettero una scossa più forte ondulatorio-sussultoria che avvenne il 5 a ore 12,15 prolungata da 8 a 10 secondi e generale a tutta la regione dell’Etna: infatti dopo averla sentita a Catania, se ne ebbe per mezzo del R. servizio geodinamico la contemporanea segnalazione da Paternò, Biancavilla, Adernò, Bronte, Randazzo, Linguaglossa, Piedimonte, Giarre, Riposto, Zafferana Etnea, Acireale, Pedara, Belpasso, Nicolosi…»[10].

[1] Su questa eruzione e i suoi risvolti rimando alla mia monografia L’eruzione dell’Etna del 1879 problema dell’Italia unita: dall’apparato eruttivo a Passopisciaro, Il Convivio editore, 2016.

[2] Pietro Blaserna, Gaetano Giorgio Gemmellaro, Orazio Silvestri, L’eruzione dell’Etna del 26 maggio 1879. Relazione della commissione nominata dai Ministero di Agricoltura industria e commercio e della Pubblica Istruzione, Roma, Tipografia eredi Botta, 1879, pag. 10.

[3] Questa Commissione Scientifica fu nominata da entrambi i Ministeri sopra citati il 4 giugno 1879 durante l’eruzione del 26 maggio-6 giugno 1879 per avere maggiori informazioni e risultati sull’evento eruttivo che si stava svolgendo sul vulcano siciliano.

[4] Intenzioni del R. Governo per lo sviluppo degli studi vulcanologici nella provincia di Catania, e fenomeni sismici a Mineo, “Bullettino del vulcanismo italiano”, volume VIII, Roma, Tipografia della Pace, 1881, pag. 36.

[5] Sulla esplosione etnea del 22 marzo 1883 in relazione ai fenomeni vulcanici (geodinamici ed eruttivi) presentati dall’Etna durante il quadriennio compreso dal gennaio 1880 al dicembre 1883, Atti dell’Acca-demia Gioenia, Ser. III, Tom. XVII, Catania, Galatola, 1883.

[6] Ivi, pag. 281.

[7] Ivi, pag. 282.

[8]Sull’eruzione dell’Etna, scoppiata il dì 22 marzo 1883, Rapporto al R. Governo, Catania, 23 marzo 1883, pag. 2.

[9]  Idem.

[10]Sulle eruzioni centrale ed eccentrica dell’Etna scoppiate il dì 18 e 19 maggio 1886, 2° rapporto al R. Governo, Catania, coi tipi C. Galatola, 1886, pp. 11-12.